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Qusra, cinque italiani evacuati dalle case assediate in Cisgiordania

La vicenda di Qusra, villaggio palestinese a sud di Nablus, ha portato ancora una volta sotto i riflettori internazionali la crescente tensione in Cisgiordania. Al centro della storia ci sono anche cinque cittadini italiani, quattro donne e un uomo, che si trovavano nelle abitazioni di alcune famiglie palestinesi per portare solidarietà e documentare la situazione.
Quando sono arrivati, non immaginavano probabilmente che sarebbero rimasti coinvolti in una situazione destinata a diventare un caso internazionale. Le abitazioni erano state circondate da coloni israeliani e l'accesso a beni essenziali era diventato estremamente complicato.
La presenza degli italiani è stata confermata da fonti della Farnesina, che aveva attivato l'Unità di crisi in coordinamento con il consolato italiano a Gerusalemme e l'ambasciata a Tel Aviv. 

Qusra e le case circondate

Qusra si trova nella Cisgiordania settentrionale, nei pressi di Nablus, ed è da tempo una delle località interessate dalle tensioni tra comunità palestinesi e coloni israeliani. Nella vicenda di agosto, il punto più delicato riguardava alcune abitazioni palestinesi intorno alle quali erano stati allestiti presidi e tende.
Secondo le testimonianze raccolte nei giorni dell'assedio, l'accesso alle case era diventato difficoltoso e acqua ed elettricità erano state interrotte. Le famiglie raccontavano inoltre di avere difficoltà nel ricevere cibo, medicinali e altri beni essenziali.
Gli italiani si trovavano all'interno delle abitazioni proprio mentre la situazione diventava più tesa. Il loro obiettivo dichiarato era quello di manifestare solidarietà alle famiglie e rendere visibile ciò che stava accadendo.
Le ricostruzioni giornalistiche hanno evidenziato anche la presenza di minori tra le persone coinvolte. In quei giorni il numero complessivo delle persone presenti nelle case era quindi superiore a quello dei soli cinque italiani.
La tensione è aumentata ulteriormente quando l'esercito israeliano è intervenuto nell'area. Reuters ha riferito che le forze israeliane erano state dispiegate a Qusra dopo giorni di confronto con i coloni e che alcuni soldati erano entrati nelle abitazioni interessate. L'esercito ha sostenuto di essere intervenuto per garantire la sicurezza e mantenere l'ordine. 

L'evacuazione degli italiani

Il passaggio decisivo è arrivato il 14 agosto 2026, quando i cinque italiani sono stati fatti allontanare dall'area.
Le ricostruzioni disponibili concordano sul fatto che le autorità israeliane avessero dichiarato la zona una military closed zone, cioè un'area militare chiusa. Gli italiani hanno quindi dovuto lasciare le abitazioni nelle quali si trovavano.
La modalità dell'allontanamento è stata descritta in maniera diversa dalle varie fonti. Alcuni resoconti hanno parlato di evacuazione ordinata dalle forze israeliane, mentre testimonianze degli stessi attivisti hanno descritto l'operazione come un allontanamento imposto.
Per prudenza, è quindi più corretto parlare di evacuazione o allontanamento imposto dalle autorità israeliane, evitando di presentare come definitivamente accertati tutti i dettagli relativi alle modalità dell'operazione.
La Repubblica ha riferito che i cinque italiani hanno lasciato Qusra e sono stati successivamente ospitati in un'altra abitazione non sottoposta all'assedio. Anche Euronews, riportando fonti palestinesi e israeliane, ha confermato che il gruppo si trovava in sicurezza dopo essere stato allontanato dalle case assediate. 
La questione, però, non si è chiusa con la partenza degli italiani.

La situazione resta aperta

Il fatto che i cinque cittadini italiani siano stati messi al riparo non significa che la crisi di Qusra sia terminata.
Nei giorni successivi, l'attenzione internazionale si è spostata soprattutto sulle famiglie palestinesi rimaste nell'area. Reuters ha continuato a documentare la situazione del villaggio, riportando testimonianze di residenti che descrivono mesi di attacchi da parte di coloni e una crescente pressione sulle comunità palestinesi.
Un ulteriore sviluppo è arrivato con il ritorno a Qusra di Loui Ridi, cittadino palestinese-americano proprietario di una delle abitazioni coinvolte. Ridi è tornato nella Cisgiordania occupata dagli Stati Uniti per raggiungere la propria famiglia e difendere la casa, mentre il confronto con i coloni continuava. 
La vicenda ha assunto quindi una dimensione più ampia rispetto alla presenza dei cinque italiani. Qusra è diventato un esempio della complessa situazione della Cisgiordania, dove questioni territoriali, sicurezza, insediamenti, violenza dei coloni e protezione della popolazione civile si sovrappongono continuamente.
Anche a livello internazionale sono arrivate reazioni. Il governo statunitense ha criticato l'assedio delle abitazioni e l'ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee ha condannato duramente le azioni dei coloni coinvolti. Nei giorni successivi anche Papa Leone XIV ha chiesto la fine della violenza contro i palestinesi in Cisgiordania. 

Cosa può succedere adesso?

Al 21 agosto 2026, il punto più importante da chiarire è che non risultano nuovi elementi pubblici che abbiano riportato i cinque italiani nuovamente nelle abitazioni assediate. La loro permanenza nelle case si è conclusa con l'allontanamento del 14 agosto.
La situazione di Qusra, invece, continua a essere instabile.
Il villaggio rimane inserito in un contesto più ampio di forte tensione nella Cisgiordania, dove le violenze dei coloni e le dispute territoriali stanno producendo conseguenze sempre più visibili sulla popolazione civile. Reuters ha riportato che nel 2026 migliaia di palestinesi sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni a causa della violenza dei coloni e che Qusra rappresenta uno dei punti più delicati di questa dinamica. 
 
La domanda che rimane è quindi più grande della vicenda dei cinque italiani: chi protegge le famiglie che rimangono nelle aree dove la sicurezza quotidiana è diventata precaria?
 
Per gli italiani, l'episodio si è concluso con l'evacuazione e il trasferimento in una zona ritenuta più sicura. Per le famiglie palestinesi coinvolte, invece, il problema non è terminato con la partenza degli attivisti.
Ed è proprio questa la parte della vicenda che rischia di passare in secondo piano.

FONTI PRINCIPALI CONSULTATE:

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